JOKER, un film da Leone

JOKER, un film da Leone

JOKER, un film da Leone d’oro alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia

C’è un limite alle avversità che Arthur Fleckpuò sopportare prima di perdere se stesso?

Il futuro Joker, Joaquin Phoenix , sbarca il lunario vestito da clown fuori da un negozio, vive con l’anziana madre malata, sia nel fisico sia nell’animo, in uno stabile fatiscente e, col calare della notte, aspira ad essere un comico di cabaret mentre fantastica, davanti alla tv, di essere ospite in celebri programmi di intrattenimento. Ma la realtà è ancora più dura per Arthur, simbolo di una working class  oppressa, in una Gotham che lo ignora, lo calpesta e quando si accorge di lui lo prende in giro in mille modi.

Una città senza onore e senza legge che, all’inizio della storia, è paralizzata a causa di uno sciopero della nettezza urbana.

L’ambientazione nel 1981 svela le origini del più acerrimo nemico di Batman,  la cui genesi vieneapprofondita, nella sceneggiatura, dal regista Todd Phillips assieme a Scott Silver  mediante una lettura che cerca di riempire le lacune storiografiche del personaggio. Ecco, allora, le intersezioni con la storia “Batman: The Killing Joke” di Alan Moore e Brian Bolland  ,quelle con “Re per una notte” di Scorsese e quelle con gli anni ’80 di una metropoli americana.

«Ho dimostrato la mia teoria. Ho provato che non c’è nessuna differenza tra me e gli altri. Basta una brutta giornata per ridurre l’uomo più assennato del pianeta a un pazzo. Ecco tutto ciò che mi separa dal resto del mondo. Solo una brutta giornata!»frase chiave tratta da “Batman: The Killing Joke”

Arthur Fleck reagisce allesconfitte della vita, compresa la ricerca ossessiva del padre da parte della madre malata e qui la vicenda si collega alla famiglia Wayne, isolandosi sempre più dentro la mente e sviluppando, al contempo, una risata compulsiva, inarrestabile, mentre si trova in pubblico. Egli diventa così un individuo non solo disturbato ma anche disturbantela società, motivo per il quale lerelazioni sociali si annullano tranne un brevissimo e gentileincontro con la vicina di appartamento Sophie, l’attrice Zazie Beetz : taleincontro, che la sua psiche malata trasforma in salvifica storia d’amore, ha il comune denominatore di avvicinare due persone della classe lavoratrice umiliata.

Se il diventare cabarettista è il sogno con la S maiuscola, la personificazione di quest’ultimo è Murray Franklin, Robert De Niro, conduttore del Murray Franklin Show programma televisivo amatissimo da Fleck. Tuttavia la delusione è di nuovo dietro l’angolo per Arthurdopo che viene deriso in diretta televisiva, a causa del video di un suo provino durante una serata di cabaret. Ilvideo diventeràvirale.

La delusione-rassegnazione cede, poi, il passo alla follia devastatrice quando reagisce a soprusi dentro un vagone della metro, innescando una carneficina di affetti e di persone che lo hanno sin lì ostacolato.

Ora il clown killer è il simbolo del male per la polizia di Gotham, simbolo della rivolta contro il sistema capitalistico e corrotto per la popolazione della città.

A conclusione del film potrebbero sorgere diversi interrogativi ovvero se era proprio necessario considerare il futuro Joker come simbolo di una classe sociale schiacciata dal potere dei ricchi, se il Joker è unrivoluzionario che rompe gli schemi dell’ordine costituito e quale tipo di messaggio il registaTodd Phillips vuole dare allo spettatore.

La storia personale di Arthur Fleck si intreccia con il disagio sociale, lo intercetta e scorre, infine, sul piano della malattia mentale, causata dai sogni e dalle illusioni infranti delle persone. Egli diventa il simbolo, seppur malvagio, delle disuguaglianze fra le classi sociali una condizione che, mai come adesso, domina il panorama mondiale. L’individuo schiacciato e umiliato dal sistema, ossessionato dalle proprie debolezze amplificate per effetto delle disparità, possiede, teoricamente, la capacità di ribellione incontrollata contro le storture della società. Sia giusto o sbagliato il concetto, alla base del ragionamento, esso rimane una concreta minaccia alla tenuta della collettività.

Il premio per il miglior film della 76esima Mostra del Cinema di Venezia èuna scelta ben precisa della giuria, assieme ad altri premi distribuiti nelle varie sezioni(link >https://www.labiennale.org/it/news/premi-ufficiali-della-76-mostra ), per quei film che criticano il disagio dei nostri tempi.

La scelta dell’attore. Jack Nicholson(link), Heath Ledger(link), Jared Leto(link) si sono cimentati nella parte dell’acerrimo nemico di Batman e l’interpretazione più inquietante, forse la più fedele al fumetto, rimane quella di Ledger.

Todd Phillips ha pensato a Joaquin Phoenix per la sua piena capacità di trasformarsi e di andare sino in fondo nel personaggio rispetto ad altri attori. La sua costruzione avviene sotto gli occhi di chi guarda lo schermo, man mano che la vicenda scorre e Joaquin Phoenix cambia fisionomia mentre l’energia malvagia rompe le barriere della rassegnazione e del mesto sorriso, che finisce per diventare ghigno da mascella a mascella.

Seguendo lo script della storia, Phoenix ci fa emozionare e parteggiare per Arthur Fleck fino al punto in cui non è più possibile farlo perché il Joker domina la scena, abbattendo quel castello di illusioni in cui si era trincerato.

Un’interpretazione che ha generato qualche critica di ‘gigioneggiare’ davanti allo schermo quando attore principale e regista, con tanti primi piani, hanno mostrato il trasformarsi del personaggio in purae soffocante malvagità. No comment da parte nostra…..

Sarebbe forse meglio chiedersi quanti potenziali Joker ci siano in circolazione e, crediamo, se lo sia chiesto pure il regista Todd Phillips.

Alla prossima recensione

Maurizio Marna

 

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